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Mission
MANIFESTO VISION 

Chi e cosa rappresenta Vision? È una domanda che ci siamo sentiti fare molte volte, che abbiamo cercato spesso di evitare, alla quale abbiamo dato risposte differenti. Con il disagio di sapere che in questo Paese rischi di essere irrilevante se se non rappresenti “politicamente”, e che insomma, se non “rappresenti” forse non esisti. Il fastidio per gli schemi nei quali doverci andare ad incasellare ci ha fatto sempre resistere all’idea di “iscriverci”da qualche parte o - ancora peggio - di doverci proporre come leadership di un qualche movimento.


Vision è un think tank, un pensatoio, una fabbrica di idee - come dice il nostro sito - tenacemente, orgogliosamente, decisamente indipendente. Tanto quanto forse non lo è nessuno degli altri produttori di ricerca sociale e politica che esistono in Italia.. Per questo motivo non ci siamo mai preoccupati troppo di capire chi rappresentiamo. In fin dei conti la conseguenza è, sarebbe, “solo” una piccola “crisi di identità”, una delle infinite che segnano (e rendono interessante) la vita di qualsiasi organizzazione, di qualsiasi individuo. Una domanda irrisolta che non ci ha impedito di crescere, di rinnovare completamente le persone che animano il think tank, di proteggere – come dice il nostro “mission statement” - molte idee, aggregarle in progetti innovativi, trasformarli in proposte.
Però, anche se l’esercizio è scomodo e forse persino pericoloso, comprendiamo bene l’ennesimo invito che ci ha rivolto l’editore. Si tratta di sapere se le nostre idee, se i contenuti, le analisi e le proposte su cui chiediamo un confronto logico (a proposito di ragione), siano anche l’espressione di qualcosa di più vasto. Di sapere quale forza possiamo avere, quali energie possiamo interessare, che possibilità ci sono per contribuire a cambiare almeno un po’ il mondo. E questo se non è indifferente per qualunque “intellettuale”, lo è ancora meno per chi come Vision dice di avere un “feroce orientamento alle soluzioni”.
In realtà, siamo espressione di un segmento molto specifico. Di una “categoria”, forse di una “classe”, più probabilmente (e non abbiamo mai avuto paura di usare questa parola, così poco accettata in Italia) di una élite con ben precise connotazioni demografiche e professionali. Siamo tutti (con alcune utilissime eccezioni) di un’età compresa tra i venticinque e i quaranta anni, abbiamo tutti studiato con successo nelle migliori università in Italia e nel mondo, viviamo dispersi tra città italiane e capitali europee, lavoriamo in prestigiose società di consulenza, istituzioni, scuole, organizzazioni sopranazionali o internazionali, giornali, banche d’affari. Siamo abituati a “guadagnarci gli spazi”, senza aspettare concessioni, a confrontarci con chi è pronto a mettersi in discussione e su sfide che continuamente ci cerchiamo. Abbiamo una vita professionale dinamica, divertente, che ci fa acquisire esperienza, competenze, ulteriori capacità.
Tuttavia non siamo significanti dal punto di vista politico. Come “corpo”, o categoria, non riusciamo a mettere questa esperienza e queste capacità a disposizione del nostro Paese (anche se molti di noi incidono a diverso titolo – ma a livello individuale - su scelte “politiche”). Questa è una forte limitazione, anche se facciamo finta di ignorarlo, quando ci ritroviamo tra i nostri simili, nelle nostre tribù professionali. 
Siamo dunque politicamente non significanti perché – e torniamo al punto da cui siamo partiti – non riusciamo a “rappresentarci”. Questa incapacità genera un rischio: essere poco incisivi sul piano delle scelte più rilevanti, la sensazione, per molti, di essere, in un certo senso, invisibili.
Certo, questo nostro “limite” è la conseguenza di alcuni degli elementi demografici che ci descrivono, legato al fatto che persone come noi tendono ad essere fortemente individualiste, disperse tra città diverse e diversi lavori, incapaci di aggregarsi in maniera più stabile ed istituzionalmente rilevante.  La scarsa significatività politica di una generazione o di un segmento è però dovuta, anche e principalmente (come dimostriamo nel progetto che stiamo attualmente sviluppando su “La Fine della Democrazia”), ai meccanismi di partecipazione, rappresentazione, formulazione di decisioni politiche che sono rimasti quelli di una società – industriale – che è oramai sparita. Meccanismi non più tecnicamente adeguati a valorizzare quella che può, poteva, potrebbe essere un pezzo importante della classe dirigente politica (e non solo professionale) della nostra società.
Di questo pezzo di Società Vision è una “rappresentazione”. Espressione appunto di un “corpo”, di un “segmento” che è uno dei più dinamici della società, ma che, contemporaneamente, proprio per un eccesso di “mobilità”, rischia di rimanere “fuori dal sistema”. Dal sistema di partecipazione ed elaborazione di decisioni che quella società dovrebbero governare (ed è questa una tesi che sviluppiamo nel prossimo libro sulla “La Rivoluzione della Generazione X”).
Un segmento che non è il popolo delle partite IVA, non è i “giovani” senza ulteriori specificazioni, non è quello dei “trasversali” all’offerta politica attuale, non è quello dei no global, e neppure degli yuppies senza prospettiva. Anche se con alcune di queste tribù condividiamo in certi casi interessi, aspettative ed inquietudini.

Vision di questa strana, nuova élite è un laboratorio. Di progetti ma soprattutto di metodi, dei metodi necessari per far dialogare linguaggi tra di loro diversi. Laboratorio non tanto (come era stato detto quando Vision nacque) di una “futura” classe dirigente, ma di un modo diverso di esserlo.
In fin dei conti, così quadriamo il cerchio della domanda iniziale, e possiamo anche rispondere ad un’altra domanda che a quella è fortemente connessa. Cosa vogliamo diventare, cosa ci candidiamo ad essere? Noi vogliamo essere Vision, vogliamo esserlo di più, un’esperienza unica che per qualche motivo (forse per disperazione o per la naturale tendenza del Paese nel quale viviamo a produrre innovazioni difficili) è nata in Italia (anche se quasi tutti i nostri progetti sono su scala internazionale, e molti dei nostri amici non sono italiani), pensatoio e produttore di idee e progetti originale e indipendente, riferimento per molte delle persone che percepiscono, come noi, la radicalità delle sfide che, come Società, stiamo per affrontare.
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Le attività di Vision sono integrate con quelle della società di consulenza Vision & Value (www.visionandvalue.com), con la quale condivide progetti, practices, consulenti, management, logistica, sistemi informativi e valori.
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